SAPORI

Sapori, frutta martoranaCosì come anche in altre regioni d’Italia, le specialità gastronomiche siciliane sono il prodotto di due variabili storiche: la semplice cucina della popolazione più povera, costretta spesso ad “inventare” nuovi piatti mettendo insieme gli ingredienti più disparati che riusciva a trovare; e le tradizioni gastronomiche ereditate dalle numerose civiltà che nel corso della storia si sono avvicendate nell’isola, dai Greci fino ai Borboni, passando per i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, i Francesi Angioini e gli Spagnoli.
Così le odierne focacce ripiene di verdure, formaggio, acciughe e quant’altro (chiamate “scacciate”) sono le discendenti di semplice pane imbottito preparato dai contadini con ciò che potevano rimediare, o ciò che era avanzato dai pasti precedenti. Al contrario molte specialità dolciarie come la cassata o la raviola dolce trovano le loro lontane origini nella cucina araba, in cui regnava sovrana la ricotta. Ma altre prelibatezze, come le crispelle, salate o dolci, forse risalgono anche a tempi più antichi, ovvero all’età greca, epoca in cui durante le festività pagane delle Haloe e delle Tesmoforie venivano preparati dolci simili in onore della Dea Demetra.
E a proposito di dolci, non bisogna dimenticare che anche in Sicilia monasteri e ordini religiosi, specie femminili, svilupparono, trasformarono e conservarono una grandissima varietà di ricette poi passate ai maestri pasticceri dell’isola.
Qualità caratteristica non solo dei dolci ma praticamente di tutte le pietanze siciliane è il loro gusto forte e deciso, come si ritrova anche nei vini, dolci o aspri, ma sempre intensi. Ciò è dovuto non solo alle ricette, ma spesso anche al clima tipico dell’isola: le scarse precipitazioni fanno sì che tutti i prodotti della terra – ortaggi, frutta, olive e uva – assorbano poca acqua se non innaffiati, cosicchè i loro sapori, come i loro aromi ed i loro colori, risultano più concentrati ed esaltati: una vera manna per i sensi!

Testo di Ignazio Burgio.

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Tributo alla stupidità dei motori di ricerca. Il mio plugin wp per motori di ricerca mi dice che per indicizzare al meglio questo articolo devo inserire almeno -3- volte la parola chiave “sapori”. Dunque al fine di evitare che l’articolo si possa indicizzare male se non si trova la suddetta parola penso che sia opportuno inserirla un certo numero di volte all’interno di questo testo. Ma al fine di non banalizzare lo stile di questo articolo (assolutamente non commerciale) ripetendo fino alla noia la stessa parola, ritengo sia meglio aggiungere alla fine la suddetta parola – appunto sapori – nascondendo il tutto alla vista dei pazienti lettori. Spero che in tal modo il mio plugin sia soddisfatto di aver trovato la parola in questione – sapori, ovviamente – e non si lagni più. E spero che i lettori non leggano mai questo testo, perchè è perfettamente inutile.