Le curiose figure del portale del Sacro Carcere di S. Agata a Catania

di Giancarlo Burgio

Il portale del Sacro Carcere di Sant'Agata a CataniaNel Duomo di Catania esattamente di fronte la cappella dedicata alla S. Patrona Agata, vi è il più sontuoso monumento funebre marmoreo della Cattedrale, appartenente al Rev.mo Monsignor Pietro Galletti. Nato a S. Cataldo il 27 ottobre 1664 fu vescovo di Catania dal 1729 al 1757 anno in cui morì all’età di 93 anni. Molteplici furono le sue iniziative a Catania durante il suo vescovato. In Via Crociferi fece costruire la Chiesa di San Camillo dei PP Crociferi, e quella di San Francesco Borgia dei Gesuiti. In entrambe le chiese si trovano due lapidi a lui dedicate. Sempre edificati dal Galletti furono sia il prospetto in marmo del Duomo sotto la direzione del geniale ingegnere G. B. Vaccarini, sia al suo interno la valorizzazione dei pregevoli dipinti scampati al terremoto del 1693, arricchendoli con superbe cornici dorate in oro zecchino. A proprie spese riedificò ed ornò l’archivio della gran corte arcivescovile distrutto sempre dal funereo cataclisma che colpì Catania e tutta la Val di Noto alla fine del XVII secolo.
Proprio per il rifacimento della facciata del Duomo si rese necessario trasferire il portale dell’antica cattedrale rimasto fortunosamente integro dopo il crollo del campanile che si abbatté soltanto nel corpo centrale della vecchia basilica. Il Galletti quindi lo fece rimuovere una prima volta nel 1734 ponendolo all’ingresso dell’antica Casa Municipale per poi trasferirlo definitivamente nel 1762 all’ingresso della Chiesa del S. Carcere.
Il portale, di notevole importanza storica, segue lo stile architettonico siciliano dell’ XI secolo. Difatti oltre ad essere un raro avanzo dell’arte medievale in Catania, esso racchiude in tutti i suoi simboli, una pagina di storia cittadina riguardante l’epoca della sua costruzione. Fu fatto eseguire da Federico II di Svevia intorno al 1236 (più di 140 anni dopo la costruzione della Cattedrale da parte di Ruggero nel 1094), al tempo delle lotte interne tra Federico ed il Papa Gregorio IX. Molte città anche siciliane si schierarono per l’uno o per l’altro fronte, e Catania si strinse attorno al proprio vescovo Gualtiero, persona altamente carismatica ed influente su tutta la cittadinanza anche per la sua stretta vicinanza al Papa. Nello stesso tempo Federico revocò diversi presunti privilegi concessi dai precedenti sovrani alla città di Messina, con la scusa di essere incompatibili con il suo concetto di “stato autoritario”. Ciò fece scoppiare nel 1232 una rivolta in diverse città siciliane che lo stesso regnante dovette domare nel sangue. Dopo Messina portò la distruzione a Centuripe mentre Siracusa e Catania si limitarono alla resa. La storia racconta che per sottoscrivere tale resa l’imperatore inviò in città degli ambasciatori che in un primo tempo furono respinti. Successivamente entrati gli Svevi a Catania e messa in fuga la popolazione intera, si diressero verso la cattedrale dove nel frattempo si erano rifugiati gran parte dei comandanti. Tradizione vuole che Federico, dopo aver emanato l’ordine di condanna a morte di questi, volle di persona entrare nel sacro tempio e aperto un messale vide apparire a lettere di fuoco la nota frase: “NOLI OFFENDERE PATRIAM AGATHAE QUIA ULTRIX INIURIARUM EST” (non offendere la patria di Agata, perchè è vendicatrice delle ingiurie che ad essa si fanno). Frase senz’altro forte e intimidatoria quasi da non attribuirsi alla “volontà di una santa” ma che può trovare ragione nella decisione di Federico II di commutare la pena capitale da infliggere ai catanesi, in una pena non letale anche se non meno severa della prima, quale quella dell’umiliazione e del pentimento. Mettere in ginocchio una delle più importanti città della Sicilia, voleva significare inferire un grosso colpo non solo alle città ribelli ma anche alla figura più emblematica per Catania e per il Papa stesso, cioè il suo vescovo. Difatti fu deciso dall’imperatore sia di costruire un castello maestoso ed imponente distante ma di fronte la Cattedrale (il Castello Ursino), sia di scolpire una serie di figure emblematiche che servissero da monito ai Catanesi ed ai viandanti, figure da collocare proprio all’ingresso della Cattedrale-fortezza di Catania.
Il portale del Sacro Carcere di Sant'Agata a Catania. Figure di sinistra.L’interpretazione dei simboli posti su di essa la si deve al Prof. Musumeci. Egli, dotto archeologo e conoscitore del simbolismo medievale, sostenne che il portale con i suoi simboli fu costruito nel 1241 da un “vescovo intruso”, un certo Enrico di Palimberga, al fine di adulare l’Imperatore Federico II. Quanto descritto di seguito è tratto da “Monumenti di S. Agata esistenti in Catania” dello Sciuto Patti (1892). Il portale costruito in marmo bianco di Carrara è formato da archi concentrici e da esili colonnine, ma ciò che colpisce di più sono le rappresentazioni simboliche che danno un chiaro quadro dell’evento storico sopracitato. Sopra la prima colonna a sinistra vi è rappresentato l’Imperatore seduto comodamente sul suo trono che con la mano destra si liscia la barba, anziché impugnare la spada o lo scettro, come simbolo di superbia e di prestigio.
Il portale del Sacro Carcere di Sant'Agata a Catania. Figure di destraPer contrapposizione sulla prima colonna di destra il pezzo scolpito, almeno come scritto dal Musumeci, più non esiste essendo il pezzo scomparso con il terremoto del 1818. Un’accurata descrizione del portale (e quindi anche della figura mancante) ci viene dal Guarneri in “Le Zolle Historiche Catanee” del 1640, allorchè il portale era situato ancora nel Duomo. Questa figura era composta da una dama ginocchioni e umile, con le chiome disciolte all’indietro (rappresentante Catania) che sostiene tra le sue braccia un toro e sul dorso di questo un irco (o ariete), entrambi con le corna non rotte ma ritorte all’indietro. Continuando a destra sulla seconda colonna si nota un uccello strozzato che è l’aquila unicipite, emblema della casata normanna. Accanto all’imperatore seduto, sulla seconda colonna di sinistra vi è l’Idra dalle molte teste, con il petto a terra e sempre strozzata. Questa rappresenta tutte le città siciliane che come Catania vennero placate da Federico. Nel terzo arco, a sovrastare le colonne vi sono altre due allegorie: la prima a destra è una scimmia con una palla in bocca a rappresentare l’uomo che non raggiunge il proprio intento, testimoniato anche dal globo non inghiottito simbolo del potere mai raggiunto. Di contro alla scimmia è rappresentata, per come descritta sempre dal Guarneri e dal Musumeci, una volpe seduta con i piedi tronchi e con il capo mozzo. Sempre il Musumeci in questa crede di riconoscere la depressione e l’annichilimento degli ordini monastici mendicanti. Ed è sempre dello stesso autore l’interpretazione delle due figure quasi speculari, che sovrastano i pilastri delle due ante della porta. Si tratta di un’Orsa che tiene fra le unghie il proprio parto in atto di offrirlo all’imperatore.
A vedere il portale oggi si nota come alcune figure non si trovino al posto descritto dal Guarneri e dopo dal Musumeci, forse o per errore di descrizione oppure perché scambiate al momento del trasporto dell’intero portale.
Altri piccoli particolari si notano ben evidenti come la pietra a forma di testa d’uccello posta sull’Idra, frammento questo proveniente chissà da dove o inserito chissà da chi, avvallato dal fatto che la descrizione del 1640 parla dell’Idra appunto come uccello mozzo di testa. Anche l’aquila normanna pare che sia il vero simbolo mancante descritto dal Musumeci, al contrario della dama in ginocchio con il toro in braccio che è tranquillamente posizionata sul primo capitello di destra ed è mancante solo del capo.
Il portale del Sacro Carcere di Sant'Agata a Catania. La figura del leonePer le due figure poste sopra le ante (l’Orsa) è evidente come soprattutto quella di sinistra rappresenti più un leone dalla possente criniera che addenta una lepre mentre con la zampa trattiene la preda. Forse simboleggia la forza dell’Imperatore che vuole tenere tra le sue fauci per il collo una città ormai in suo potere. E per ultimo mi piace attirare l’attenzione sull’atteggiamento rilassato con cui è seduto Federico II sul suo trono ben vistoso, quasi a volersi godere il suo momento di gloria, e su di uno splendido ricamo lungo tutto il suo mantello che il tempo ci ha voluto consegnare così come ha fatto per tutto l’intero corpo architettonico.
Come conclude Mons. Romeo in un paragrafo a p. 247 della sua opera “…speciosa era quell’età, in cui, chi più sapeva trattare di quei simboli, più era tenuto in conto. Era il secolo di Dante, e i simboli, che il poeta creò, non sono anche oggi indegni della nostra ammirazione.”

Indirizzo: la chiesa di Sant’Agata al Carcere (o Sacro Carcere) si trova in Piazza Santo Carcere a Catania a meno di cento metri dall’anfiteatro romano in Piazza Stesicoro. Da questa piazza si può raggiungerla sia salendo per la via Cappuccini, sia imboccando la via Manzoni e subito dopo la via del Colosseo.

Bibliografia.
G. Rasà Napoli – Guida alle Chiese di Catania – Palermo, 1984 (p. 42; p. 266).
G. B. Guarneri – Le Zolle Historiche Catanee – Catania, 1640 (pp. 270-272).
Sciuto Patti – Monumenti di S. Agata esistenti in Catania (pp. 165-167).
S. Romeo – S. Agata V. M. e il suo culto – Catania, 1922 (pp. 245-247).
M. Musumeci – Opere archeologiche ed artistiche (pp. 119 e sgg.).
D. Mack Smith – Storia della Sicilia medievale e moderna (p. 73).
Nota. Il testo è di Giancarlo Burgio. Tutte le immagini sono di Roberto Burgio.

Il portale del Sacro Carcere di Sant'Agata a Catania




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